Giovanni Crisostomo. Omelia Non si parli in pubblico per compiacere traduzione e revisione del testo critico di Alessia Brombin - (Ipazia, 35)
di
- Anno Edizione:
- 2022
- Collana/Rivista:
- IPAZIA. Collana di antichita’ classiche - ISSN 2611-495X
- Casa Editrice:
- Arbor Sapientiae Editore - Roma
- Argomento:
- Esegesi Biblica e Patristica
- ISBN:
- 978-88-31341-53-0
Descrizione:
Teso greco con nuova traduzione a fronte
INTRODUZIONE
1.1 NON ESSE AD GRATIAM CONCIONANDUM (CPG 4358)
1.2 STEMMA CODICUM
1.3 DATAZIONE, PROVENIENZA E CONTENUTO
1.4 SIGLA
TESTO E TRADUZIONE
APPENDICE
BIBLIOGRAFIA
INDICE DEI PASSI BIBLICI CITATI
L’omelia Non si parli in pubblico per compiacere fu presumibilmente pronunciata tra maggio del 386 e gennaio 387 ad Antiochia di Siria. Lo sforzo pastorale si concentra sulla figura del sacerdote che riveste il ruolo di pastore d’anime; il testo prende avvio dal comando paolino ammonisci, rimprovera, esorta (2Tm 4,2), ma in questa sede il pastore intende soprattutto sollecitare a ricordare i propri peccati, finalizzato al pentimento (μετá½±νοια) e alla confessione (á¼ξαγÏŒρευσις). Il pentimento è di tipo personale, in cui il fedele chiede a Dio di perdonarlo, perciò si instaura un rapporto diretto con lui al fine di reintegrarlo (á¼€νακτάομαι) nella comunione universale. Boccadoro compie una fine analisi psicologica dell’insinuarsi del peccato, offendo altresì dei criteri di discernimento riguardanti le parole, i pensieri e le azioni, indugiando sull’utilità di questo ricordo che «consola la mente, induce ad umiliarsi e attira l’affetto di Dio».


