Giovanni Crisostomo. Omelia Non si parli in pubblico per compiacere traduzione e revisione del testo critico di Alessia Brombin - (Ipazia, 35)

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    Descrizione:

    In 8°, bross. edit. con bandelle, 104 pp.

    Teso greco con nuova traduzione a fronte

    INTRODUZIONE
    1.1 NON ESSE AD GRATIAM CONCIONANDUM (CPG 4358)
    1.2 STEMMA CODICUM
    1.3 DATAZIONE, PROVENIENZA E CONTENUTO
    1.4 SIGLA
    TESTO E TRADUZIONE
    APPENDICE
    BIBLIOGRAFIA
    INDICE DEI PASSI BIBLICI CITATI

    L’omelia Non si parli in pubblico per compiacere fu presumibilmente pronunciata tra maggio del 386 e gennaio 387 ad Antiochia di Siria. Lo sforzo pastorale si concentra sulla figura del sacerdote che riveste il ruolo di pastore d’anime; il testo prende avvio dal comando paolino ammonisci, rimprovera, esorta (2Tm 4,2), ma in questa sede il pastore intende soprattutto sollecitare a ricordare i propri peccati, finalizzato al pentimento (μετá½±νοια) e alla confessione (á¼ξαγÏŒρευσις). Il pentimento è di tipo personale, in cui il fedele chiede a Dio di perdonarlo, perciò si instaura un rapporto diretto con lui al fine di reintegrarlo (á¼€νακτάομαι) nella comunione universale. Boccadoro compie una fine analisi psicologica dell’insinuarsi del peccato, offendo altresì dei criteri di discernimento riguardanti le parole, i pensieri e le azioni, indugiando sull’utilità di questo ricordo che «consola la mente, induce ad umiliarsi e attira l’affetto di Dio».