La DIVINA COMMEDIA nelle miniature quattrocentesche del manoscritto per Alfonso V d’Aragona - a cura di Edoardo Latini (Medievalia, 9)

a cura di Edoardo Latini

  • Prezzo: € 55.00
    Aggiungi Carrello

    Descrizione:

    Edizione celebrativa per i 700 anni della morte di Dante Alighieri
    MCCCXXI - MMXXI

    limitata a 100 esemplari numerati a mano con riproduzione di tutte le miniature ( in f.to 13x7 cm) del manoscritto Yates Thompson 36

    In 8°,  brossura filorefe, 200 pp., con  113 tavole a colori:
    I cantica, Inferno: 1 iniziale figurata e 37 miniature di Priamo della Quercia
    II cantica, Purgatorio: 1 iniziale figurata e 11 miniature di Priamo della Quercia
    III cantica, Paradiso: 1 iniziale figurata e 62 miniature di Giovanni di Paolo


    Trovare modi per celebrare la figura del sommo poeta Dante Alighieri che non siano scontati o ripetitivi è davvero un’impresa ardua. Partendo dal presupposto di voler coinvolgere nel nostro progetto il più ampio numero di persone possibile ci è sembrato che l’aspetto sinestetico della sua produzione, ovvero la capacità di implicare tutti i sensi del lettore, potesse essere un punto di partenza per rinnovare il fascino della complessità della parola dantesca senza cadere nella ridondanza editoriale che da secoli circonda tutto ciò che  la riguarda. E quale opera, se non la comedìa dantesca, può esprimere al meglio questa sinergia sensoriale che non finisce di stupire dopo più di settecento anni dalla sua composizione? Ecco quindi la nostra scelta di unire alla potenza del logos poetico di Dante, espresso nella Divina Commedia, la forza iconografica delle immagini miniate da due artisti del quattrocento toscano. Queste miniature sono dei veri e propri gioielli incastonati in fondo alle pagine del manoscritto acquistato da Alfonso V d'Aragona re di Napoli le quali, oltre alla funzione di impreziosire e arricchire il codice, assumono il valore di commento figurato e di apparato epesegetico. Come in una vignetta, qui l’immagine racconta l’intero canto a cui si riferisce e lo impreziosisce di colori, aiutando in una lettura diacritica e mnemonica. I due artisti infatti si fanno veicolo della rielaborazione visiva delle terzine dantesche e la esplicitano nella creazione di un canone figurativo, molto attento al rispetto filologico del testo, che permetta, in modo più veloce e semplice, di entrare in empatia con l’articolato mondo della Commedia.
    Ci sembra in questo modo di riuscire a rinnovare una suggestione che, nella sua semplicità di ricezione, potrà essere apprezzata anche da chi ha guardato finora a Dante come ad uno scrittore troppo lontano dalla propria sensibilità o troppo difficile da accostare senza competenze in esegesi dantesca. 
    Uno dei codici più belli che già all’epoca della sua produzione, nel delicato momento di passaggio tra  Medioevo e  Rinascimento, stupì i contemporanei per opulenza e ricercatezza illustrativa, oggi continua a catturare e a immergere il lettore dentro una narrazione figurativa e cromatica che si struttura con straordinaria organicità e completezza nelle tre cantiche.